CONDIVIDI

La nostra Valtur

..è un mestiere questa nostra passione..

Abbiamo iniziato a lavorare in Valtur quando noi non ci chiamavamo WePhoto, ma eravamo WSC e Fiorello era uscito da poco per fare il salto sul piccolo schermo. Alla Valtur Academy suonava ancora Baglioni per presentare i Capi Villaggio come se fossero degli dei e se decidevi di partecipare ai colloqui, ti ritrovavi catapultato come in uno show televisivo, dove gli sketch di Ninfa e Carlo ti facevano venire voglia di partire l’indomani.

Erano anni belli, pieni di grandezza. Gli ospiti arrivavano la domenica e si lamentavano delle stanze, dei ristoranti affollati, degli ombrelloni troppo vicini..e noi con un pò di comprensione, li lasciavamo parlare e li guardavamo quasi senza dire niente, perché sapevamo che il sabato sera tutti avrebbero pianto per la fine delle vacanze, davanti allo spettacolo della fiaccolata. In Valtur non c’erano le fiaccolate normali..c’era la coreografa che ballava vestita di bianco sui tetti e faceva delle prese che nemmeno ad Amici 1a edizione, la scritta Arrivederci s’infuocava e in sottofondo c’era la musica del Gladiatore..come facevi a non commuoverti? 

Brioschi regnava sovrano nel suo ruolo di Preside della School e come ti sfoderava lui i servizi non lo faceva nessuno..pannolino/pannolone, spazzolino/spazzolone.. Domenico Petrelli faceva rimanere tutti di stucco presentando 500 bambini sul palco nome per nome e Cristiano Perissi era diventato il più bravo PR nel creare l’evento dei 5 tibetani a cui partecipava tutto il villaggio. ‘Piacere Vincenzo’ prendeva lo skilift seminudo interpretando Carlo d’Inghilterra con il suo inseparabile megafono e Pako riusciva a far abbracciare un teatro intero, come se ci si conoscesse da una vita.

La mattina di ferragosto arrivava la banda che svegliava tutti gli ospiti alle 8 in punto (adesso forse la gente potrebbe denunciarci per questo) e le foto staff venivano fatte regolarmente prima del suo arrivo, precisamente alle ore 7.15, perché il Capo Villaggio doveva controllare che tutti fossero svegli, sistemati e vestiti di bianco, anche se gli occhi erano ancora appiccicati perché si era andati a letto alle 4 di notte per addobbare il villaggio..erano gli anni in cui abbiamo visto gente fare follie per lavorare in Valtur, non contavano gli stipendi e i contratti.

Francesca Tummolo era la Business Woman indiscussa del XXI esimo secolo; solo lei era capace di rubare la carriola ai giardinieri per andare in spiaggia a fare la ‘sfilata pareo’, dove però non sarebbero bastate due carriole intere, perché i parei andavano a ruba. Vendeva più magliette ‘da grande voglio fare il Capo Villaggio’ che sigarette..si perché l’aspirazione di un bambino in vacanza in un villaggio Valtur non era fare l’astronauta o il social media manager..era fare il Capo Villaggio.

Spigarelli che imitava Gerry ed era meglio dell’originale, Susanna Maurandi che sul palco faceva ridere più di Brignano e poi c’era lui..Andrea Asti. Andrea era la quintessenza della pazzia..era l’unico a non fare la chitarrata bagnata per non sprecare acqua, ma organizzava, alle due del pomeriggio, sotto un sole cocente di 50 gradi, la festa palloncino..e puntualmente tutto il villaggio preferiva partecipare piuttosto che chiudersi in camera a fare il riposino post-pranzo con l’aria condizionata. Riusciva a fare cose impensabili, come trasferire un’intera spiaggia nella piazzetta di Ostuni perché arrivava la ‘proprietà’ e lui doveva creare “l’ambient”.

In tutti questi anni abbiamo visto Daniela Zinno travestirsi da aragosta per quasi 24h perché doveva vendere le cene a base di pesce e lo staff morire davanti all’ingresso ristorante interpretando i Bronzi di Riace o i quadri di Keith. Il Valturland era rigorosamente proprietà di Cristian Zanoni, che sfornava i punti del Grifomondo come pane e non c’era un solo bambino in tutto il villaggio che non partecipasse. Noi fotografi a volte in quattro non bastavamo, perché mentre al mini club c’era il telo saponato (3km di telo, 27 litri di bagnoschiuma e 15 animatori che spingevano i bambini), al baby club c’era la fiaba colorata, al tiro con l’arco stavano facendo il percorso di caccia tutti ubriachi di sangria e se proprio vogliamo essere puntigliosi, a volte Marco Murriello in spiaggia vela, organizzava l’aperitivo in canoa. Il nostro non era un semplice programma, era un piano di attacco. 

Marisa Vaccaro tutti gli inverni andava in missione a Broadway per prendere spunto sui nuovi spettacoli e finiva col fare dei costumi che nemmeno Rossella O’Hara in Via Col Vento si sognava..e Alessandra Tatti ti metteva in piedi degli shooting per il catalogo che nemmeno il set di un cinema. Se andavi in banca per aprire un conto e dicevi che lavoravi in Valtur, ti davano subito la carta di credito e il libretto degli assegni.. non stiamo scherzando, a noi è successo davvero.

Insomma era tutto tanto. Valtur era questo ma anche molto altro. Valtur esprimeva un mondo di cui ti sentivi fortunato a farne parte. Valtur era famiglia. Valtur non era solo un lavoro, era anche vita, perché ha fatto nascere tante amicizie e famiglie. Te ne accorgi nel luccichio che si intravede negli occhi quando incontri qualcuno che ci ha lavorato, anche solo per una stagione. Valtur ci ha insegnato tanto, ma soprattutto ad avere il sole dentro. Valtur voleva dire Valorizzazione Turistica, per noi era come una mamma, la chiamavamo ‘mamma Valtur’.  E’ stata spolpata da chi non ne ha mai compreso il valore e non le ha mai regalato amore. Adesso è un pò stanca, un pò trascurata e un pò dimenticata..perché nessuno ha capito che anche lei forse, aveva bisogno di essere valorizzata.